PROTESI DENTARIA ROTTA? CARBON FIBER LA SOLUZIONE
La frattura di una protesi totale o parziale per il paziente è sempre un fatto increscioso che assume toni di drammaticità se succede durante un banchetto o prima di un incontro di lavoro.
Diventa letteralmente una malattia se succede a Natale, Pasqua o ferragosto, con tutti gli studi dentistici chiusi , e laboratori odontotecnici irraggiungibili.
La rottura della protesi può avere svariate cause:
Caduta accidentale durante le operazioni di pulizia, atrofia ossea con basculamento del dispositivo, piano occlusale usurato , bruxismo, etc.
Fino a qualche anno fa ( ma ancora oggi qualche dentista le prescrive al laboratorio) si costruivano reti in CrCo come rinforzo scheletrico alla protesi, con la speranza di avere un supporto affidabile per evitare le fratture ,soprattutto in protesi inferiori con poco supporto osseo e a lama o in pazienti bruxisti.
Il risultato era che a distanza di tempo, la protesi comunque si usurava lasciando trafilare sul metallo aloni neri dovuti ad infiltrazione di carica batterica ed altro, che corrodeva la parte di metallo, lasciando inestetismi difficile da eliminare.
Inoltre la protesi comunque si lesionava a prescindere dal rinforzo e se si rompeva o bisognava aggiungere elementi o ribasare , le operazioni tecniche erano alquanto indaginose.
LA SOLUZIONE
Dall’avvento sul mercato del dentale nel 2012 delle fibre di carbonio , grazie alla collaborazione tecnica di due laboratori odontotecnici di Barletta (Musti -Nanula), “nacque” la prima rete in “carbon-fiber” per una protesi totale superiore.
Da allora dopo i vari follow- up e constatato con i rispettivi clinici la validità della lavorazione , perfezionando il protocollo , il “parascheletro” in carbon fiber è diventato di routine nella pratica quotidiana.
PERCHE’ CARBON FIBER
La resistenza alla flessione della fibra supera i 250 GPa, un valore enorme rapportato alle forze presenti nel cavo orale che difficilmente superano i 70/80 Kg.
Rispetto ai materiali tradizionali offre anche una capacità di shock absorption , massima resistenza, massima biocompatibilità, velocità di esecuzione, leggerezza rispetto ad una tradizionale rete metallica in CRCo, massimo comfort per il paziente, costi e tempi di realizzo dimezzati.